Fisiologia – Omeostasi, feedback, diffusione semplice

Introduzione

 

Un aspetto importante della fisiologia sono i processi di regolazione. Interessano sì i meccanismi attraverso i quali una determinata cellula o un organo svolge le sue funzioni, ma soprattutto interessa capire in che modo si svolgono questi processi. Dall’analisi di questi processi si può anche ben comprendere la malattia (che significa dis-regolazione): perciò la patologia è una fisiologia deragliata.

 

Quindi faremo una breve introduzione sul concetto di regolazione omeostatica che è fondamentale.

 

La funzione degli organi spesso è silente, non riusciamo a capirla in un soggetto sano, e diventa evidente solamente quando l’organo smette di funzionare. Spesso sono gli organi più silenti quelli che svolgono più funzioni; l’esempio più classico è il rene: a differenza del cuore, di cui posso invece percepire il battito, o dei polmoni di cui posso percepire la loro attività, il rene è silente nonostante svolga un numero più variegato di funzioni; è infatti più sviluppato da un punto di vista funzionale rispetto a tutti gli altri organi.

 

Omeostasi

 

Il concetto di omeostasi è legato al concetto di mezzo interno, coniato da uno dei primi fisiologi, Claude Bernard. Per capire il concetto di mezzo interno si parte dalla differenza tra organismi unicellulari (ameba o batteri) e pluricellulari.

Gli organismi unicellulari non possiedono mezzo interno perché non possono controllare la composizione del liquido extracellulare, mentre sono in grado unicamente di controllare la composizione del liquido intracellulare.

Gli organismi pluricellulari possiedono il mezzo interno, è come se portassero con sé il manto di liquido che circonda le loro cellule, definito in generale liquido extracellulare. Per poter sopravvivere devono controllare la composizione di questa sostanza, cioè il mezzo interno (che risulta essere distinto e diverso dall’ambiente circostante). Ovviamente è necessaria una barriera che separi l’ambiente esterno dal mezzo interno, come è indicato in questo schema.

 

Nella sfera centrale gialla è concentrato tutto il liquido intracellulare in un unico volume, separato dal liquido extracellulare in rosa dalla membrana cellulare plasmatica. Questo mezzo interno deve essere separato dall’ambiente esterno da cellule che possono essere o di protezione, e quindi non avvengono scambi di sostanze e di fatto rappresentano quello che si può definire un epitelio di protezione (ad esempio la cute); o cellule attraverso le quali il mezzo interno può scambiare specifiche sostanze con l’ambiente esterno, e questo tipo di cellule sono dette cellule di scambio (ad esempio le cellule che rivestono tutti quegli epiteli dove avvengono i più importanti scambi tra l’organismo e l’ambiente esterno, come negli alveoli polmonari, in cui avvengono scambi di gas, oppure le cellule che rivestono l’apparato digerente per l’assorbimento delle sostanze nutritive).

 

Per poter raggiungere il mezzo interno è sempre necessario passare attraverso una barriera; l’esempio classico è il sangue, che è una componente del mezzo interno, cioè una parte del liquido extracellulare. Per immettere una sostanza nel sangue bisogna oltrepassare una barriera (è ciò che accade con le iniezioni tramite un ago, sia per via sottocutanea che endovenosa). Da un punto di vista topologico il sangue è interno all’organismo,ma strutture come il lume delle vie aeree o digerenti non sono interne all’organismo ma esterne perché possono essere raggiunte senza passare attraverso alcuna barriera (come per la gastroscopia). Questo concetto lo ritroveremo quando parleremo dell’apparato endocrino, e in particolare delle secrezioni, che si suddividono in esocrine (escrete all’esterno dell’organismo, come il sudore, secrezioni bronchiali, alcuni enzimi) ed endocrine (escrete nel mezzo interno, come gli ormoni).

 

L’Omeostasi (concetto esposto da Cannon e Jackson nel 1926) è l’attitudine propria dell’organismo a mantenere il più possibile costante la composizione del mezzo interno. Più specificatamente è la composizione di alcuni parametri interni, i quali tendono di continuo ad essere modificati da vari fattori esterni e interni. Le alterazioni patologiche si verificano allorché le sollecitazioni sono eccessive o la risposta non è idonea a soddisfare questa esigenza di equilibrio e di stabilità dell’organismo.

Per capire il concetto di omeostasi si introduce il concetto di equilibrio dinamico o instabile, per differenziarlo dall’equilibrio statico.

L’equilibrio statico è l’equilibrio tipico di un corpo sul quale agiscono forze uguali e contrarie mantenendolo fermo.

L’equilibrio dinamico può essere compreso pensando allo sforzo del continuo aggiustamento (come nel caso della pena diritta sul palmo della mano o del mantenimento della posizione eretta nell’uomo). I processi biochimici cellulari, in generale, sono organizzati in modo tale che le reazioni procedano continuamente e che i prodotti di ogni reazione vengano a loro volta trasformati da ulteriori passaggi metabolici, con il risultato che si viene a determinare una situazione di pseudoequilibrio nella quale le concentrazioni dei vari componenti del sistema rimangono essenzialmente costanti.

Nel caso di variabili o valori biologici, di solito questo tipo di variabili non sono sempre uguali e costanti istante per istante, ma oscillano, cioè il valore della variabile subisce dei piccoli spostamenti attorno al valore medio. Questo stato viene detto stato stazionario o quasi stazionario.

 

Il compito delle cellule è quello di conservare i parametri chimico-fisici entro limiti fisiologici. In verità non c’è un unico valore fisiologico per la pressione arteriosa; esiste invece un valore fisiologico per un determinato stato, ad esempio lo stato di veglia. Nello stato di sonno la pressione arteriosa ha un altro valore fisiologico. L’ organismo non si trova sempre in un medesimo stato ma deve passare da uno stato ad un altro (come per veglia e sonno già detto, e digiuno-pasto-digestione e gravidanza-parto-puerperio). L’organismo quindi ha la necessità di cambiare continuamente stato.

 

Se consideriamo una variabile fisiologica (pressione arteriosa, glicemia) possiamo distinguere un valore desiderato o ideale o set point (il valore fisiologico della variabile per quel determinato stato; il valore attuale (misurato in un determinato istante di tempo). Se il valore attuale si discosta dal valore desiderato, vi è una differenza tra valore attuale e valore desiderato, indicato con Δ o errore, il quale risulta essere significativo per innescare sistemi di controllo dell’organismo sulla variabile fisiologica.

Qualsiasi evento che allontana il valore attuale dal valore desiderato viene definito disturbo o perturbazione (per esempio la pressione arteriosa passando dalla posizione clinostatica a quella ortostatica, in questo caso la pressione arteriosa diminuisce).

 

Prima di passare alle risposte dell’organismo su questi disturbi, analizziamo la struttura di un generico sistema. Esso è costituito da elementi uniti da interazioni misurabili. Tra i vari tipi di sistemi, definiamo aperto un sistema in grado di scambiare con l’esterno materia ed energia. Separato dall’esterno da una membrana o cute, possiede un ingresso (input), uno stato e una uscita (output). L’input di solito deriva da altri sistemi e influenza io lo stato del nostro sistema, mentre l’output funge da input per qualche altro sistema; difatti i sistemi sono generalmente connessi tra loro a formare reti di sistemi (l’organismo vivente è il più grande). Vengono definiti sistemi lineari i sistemi in cui vale il principio di sovrapposizione (l’output è in ogni momento la somma algebrica delle risposte individuali a ogni singolo input); i sistemi biologici sono quasi sempre non lineari, ma possono essere approssimati spesso a sistemi lineari.

Lo stato di un sistema è sottoposto all’influenza di due fondamentali categorie di input, le perturbazioni e le funzioni forzanti. Le prime sono tutte le entrate non controllate, e quindi producono modificazioni del sistema non volute. Le seconde sono quelle che possono essere manipolate per provocare le variazioni desiderate, e rappresentano l’uscita di un altro sistema, detto appunto controllore. Dunque la funzione del controllore è quella di generare forzanti adeguati ai set point.

 

Feedback

 

Le risposte che l’organismo innesca di fronte al presentarsi dell’errore per una variabile fisiologica (detta anche variabile controllata) sono principalmente due e sono espresse col concetto di feedback (o retro-alimentazione). Per feedback si intende quel processo omeostatico atto a mantenere il parametro della variabile misurata il più vicino possibile a quello desiderato.

Il feedback può appunto essere di due tipi, positivo o negativo. L’errore registrato sulla variabile misurata viene riportato al sistema di controllo, e questo elabora i dati inviando un comando a un organo effettore.

Si ha feedback negativo quando l’organo effettore riduce l’errore, quindi la risposta di questo è di segno opposto rispetto all’errore, cioè tende a riportare il valore attuale della variabile il più vicino possibile al valore desiderato, tende dunque a mantenere un determinato stato fisiologico.

Si ha feedback positivo quando la risposta è dello stesso segno dell’errore e di fatto amplifica l’errore, facendo discostare ancora di più il valore della variabile dal valore desiderato; è un sistema utilizzato per facilitare il passaggio da uno stato a un altro.

Il sistema controllato è caratterizzato da una serie di variabili, ad esempio una di queste può essere la pressione arteriosa. In questo caso la perturbazione è quando si passa dalla posizione clinostatica a quella ortostatica; questa induce una variazione (calo o aumento di pressione arteriosa) che viene recepita da un bio-sensore (in grado di misurare la pressione) retro-alimentando il controllore (circuiti nervosi). Il segnale viene elaborato insieme ad altri input attraverso un amplificatore che genera una risposta, la quale va a influire sulla pressione arteriosa; la risposta può essere, nel caso specifico, altamente variegata: aumento o diminuzione del battito cardiaco, vasocostrizione o dilatazione. Il rapporto tra la risposta e il segnale di errore è detto guadagno (parametro che determina l’entità della riduzione dell’errore provocato dalla perturbazione). Il guadagno stabilisce il grado di efficienza con cui un sistema di controllo mantiene costanti le condizioni.

Una caratteristica importante del sistema a feedback è che il controllore amplifica il segnale proveniente dal sensore.

 

Un esempio di feedback negativo è il controllo della lunghezza muscolare nel riflesso di stiramento muscolare, provocato ad esempio dal battere col martelletto sul tendine rotuleo. Quello che si ha è una estensione riflessa della gamba, cioè una risposta stereotipata involontaria a seguito di uno stimolo (movimento riflesso). Lo stimolo è battere col martelletto sul tendine rotuleo, e questa azione causa un breve e temporaneo stiramento del muscolo quadricipite che viene allungato passivamente a causa dello stimolo. La variabile controllata è la lunghezza muscolare. Lo stiramento del muscolo viene recepito da un sensore presente nel muscolo che è il fuso neuromuscolare, sensibile allo stiramento del muscolo. Questo sensore invia il suo segnale bioelettrico al midollo spinale e il segnale viene convogliato ai motoneuroni, i neuroni che innervano il muscolo quadricipite. I motoneuroni quindi inducono l’accorciamento del quadricipite, che rappresenta la risposta della gamba allo stimolo (specificatamente rappresenta la funzione forzante sul sistema). In definitiva questo è un sistema il cui fine è quello di mantenere costante la lunghezza del muscolo.

I meccanismi omeostatici presenti nell’organismo sono circa 1007.

Consideriamo ora questo esempio numerico, che ha come scopo quello di far capire che il feedback negativo tende come risultato a fare sì che il valore attuale non sia esattamente stabile ma oscilla intorno al set point. Queste oscillazioni possono essere un problema per il sistema.

Il valore iniziale dalla variabile è +1 e il set point è +1, il guadagno del controllore è +2. Il controllore è come se operasse una moltiplicazione sul segnale di errore. La perturbazione fa variare il valore attuale da +1 a +2 e quindi il controllore genera una risposta di segno opposto rispetto all’errore: da +2 la variabile passa a 0. Vediamo che oscilla attorno al set point con estremi tra +2 e 0. In definitiva si può affermare che questi meccanismi a feedback negativo rendono il sistema instabile; in condizioni normali ad esempio la pressione arteriosa non è sempre uguale istante per istante, ma quello che rileviamo con gli strumenti è la pressione media a partire da una pressione massima e una pressione minima; di fatto la pressione oscilla intorno a un determinato valore anche se queste oscillazioni sono minime. In condizioni patologiche (tetraplegici e paraplegici) le oscillazioni sono molto più ampie perché se vengono eliminati meccanismi che tamponano queste oscillazioni i meccanismi a feedback negativo sono poco efficaci a mantenere la variabile fisiologica il più costante possibile.

Il motivo per cui il meccanismo a feedback negativo non rende la variabile perfettamente costante è dovuto al fatto che il guadagno non è mai uguale a 1, ma può essere maggiore o minore; inoltre questo tipo di meccanismo è necessariamente lento: infatti deve rendersi palese la conseguenza della perturbazione affinché possa agire. Di solito, come si può vedere nel caso del sistema termoregolatorio durante l’esercizio fisico, il guadagno è molto elevato nei sistemi biologici; sebbene questo ha i suoi notevoli vantaggi, dall’altro lato comporta il rischio appunto di generare instabilità nel sistema, soprattutto perché nei sistemi reali la correzione avviene dopo un certo intervallo di tempo e può quindi non essere più totalmente appropriata; in questi casi la correzione può divenire un disturbo.

 

Nell’esempio analogo sul feedback positivo il valore attuale si discosta esponenzialmente (crescita o declino) dal valore desiderato, fino all’esplosione o blocco.

Supponiamo di avere due stati 1 e 2 dove una determinata variabile oscilla intorno ad un valore desiderato specifico per i due stati. I due stati in questo caso sono detti stati stazionari o steady state, cioè caratterizzati da un ininterrotto operare di reazioni fisiche e chimiche che, attraverso lo scambio di energia, reagenti e prodotti con l’ambiente esterno, permette la persistenza di una situazione stabile. Non bisogna confondere il concetto di stato stazionario con il concetto di equilibrio, che invece ha un significato preciso e inviolabile da un punto di vista termodinamico: stato a cui corrisponde la massima entropia, ovvero situazione stabile verso la quale si muove un sistema passivamente in assenza di forze esterne. Il feedback negativo riduce il Δ e mantiene il valore di questa variabile il più vicino possibile (ma oscillante) intorno al valore desiderato. Se l’organismo deve passare dallo stato stazionario 1 allo stato stazionario 2 non basta il meccanismo di feedback negativo, ma serve uno di feedback positivo che amplifica il delta; quindi abbiamo una transizione o passaggio tra stato 1 e 2, definito anche stato transiente.

Possiamo interpretare la gravidanza come uno stato stazionario, così come il puerperio (sebbene differente, essendo diverse le due condizioni per l’organismo: nella prima c’è un bambino nella pancia, nella seconda no), il parto è lo stato di transizione. Nella gravidanza le contrazioni uterine devono essere inibite per evitare il parto prematuro. Nel parto le contrazioni uterine devono essere amplificate per permettere l’espulsione del feto col riflesso di Fergusson: la pressione della testa del neonato sul canale della nascita genera una dilatazione meccanica che viene inviata mediante segnali nervosi al cervello e innesca una produzione maggiore di ossitocina che induce le contrazioni uterine; dopo la nascita entriamo in un altro stato per cui le contrazioni uterine devono essere inibite.

Feedforward

 

Lo svantaggio dei meccanismi a feedback possono essere eliminati utilizzando un diverso meccanismo, definito controllo di feedforward. A differenza del primo, la risposta del sistema non passa attraverso il segnale di errore, ma agisce secondo un sistema di tipo predittivo, si basa cioè sulla conoscenza previa delle proprietà del sistema (si parla anche di modello matematico interno) e il sistema si adatta prima che il disturbo agisca. Il cervello possiede modelli matematici interni che permettono di controllare in modo predittivo cosa succede quando arriva un disturbo, si ha un controllo più efficiente attraverso l’incorporazione della matematica nella biologia e nella biomeccanica dell’organismo.

Nel primo caso con gli occhi chiusi la pallina, cadendo sulla mano, fa aumentare l’angolo del gomito e della mano, provocando di conseguenza una estensione di quest’ultima. Il feedback sarà negativo per il riflesso di stiramento muscolare. Infatti dopo alcune frazioni di secondo vi sarà lo stiramento passivo del bicipite del braccio: questo muscolo si contrae in maniera riflessa e fa ritornare l’angolo del gomito al valore originale. Lo stesso vale per l’angolo tra la mano e avambraccio.

Nel secondo caso, se l’individuo ha gli occhi aperti, vedendo cadere la pallina e in base all’esperienza (valuta se si tratta di una pallina da tennis o di una boccia), ha un modello matematico sulla gravità per cui può stimare la forza con cui la pallina impatterà sulla mano e anche in quale istante di tempo. Si tratta anche di una conoscenza interna della biomeccanica dei muscoli. Nel caso considerato si ha il meccanismo a feedforward, cioè aumenta la tensione dei muscoli provocando un irrigidimento del gomito e del polso. L’impatto della pallina porterà a un minore cambiamento dell’angolo. Nel controllo a feedforward il sensore non è il fuso neuromuscolare, ma la vista, anche se le informazioni vengono elaborate dalle cellule cerebrali (dove esistono queste leggi intrinseche o modelli matematici, come nella corteccia parietale).

Il grande vantaggio dei sistemi a feedforward è quello di poter evitare che la perturbazione eserciti i propri effetti, prevenendo quindi la necessità di interventi correttivi del sistema. Questo tipo di sistemi, ad eccezione del sistema nervoso, è poco usato nei sistemi fisiologici, data la sua complessità.

E’ importante notare che il controllore non opera su grandezze fisiche che sono la lunghezza muscolare o la pressione arteriosa, ma su grandezze legate al segnale bioelettrico che ricevono dai sensori, che può essere quantificato in termini di frequenza (Hz). In seguito invia un segnale bioelettrico al muscolo che può essere quantificato anche esso in termini di frequenza (Hz). Da ciò si può intuire in maniera più semplice il senso del guadagno: può essere inteso, per esempio nel caso del processo di contrazione di un muscolo, come il rapporto tra la frequenza di scarica dei motoneuroni e la frequenza di scarica delle afferenze provenienti dai fusi neuromuscolari (la prima in entrata, la seconda in uscita dal sistema di controllo). Ovviamente le due frequenze di scarica non sono le stesse.

 

 

Il trasporto

Nell’organismo ci sono due tipi di trasporto:

–    Il trasporto di massa o trasporto convettivo (dal latino cum venio, portare con sé) è un tipo di trasporto in cui non è la molecola o la sostanza in sé che si muove ma è il mezzo entro cui è immersa la sostanza a muoversi, trascinando con sé quest’ultima. La sua caratteristica è che è efficace su distanze macroscopiche, cioè sull’intero organismo. Un esempio è il trasporto di ossigeno e di anidride carbonica nel sangue: i due gas vengono trasportati tramite il torrente circolatorio; non sono le singole molecole di ossigeno che si spostano da un punto a un altro, ma vengono trasportate passivamente col torrente circolatorio. Lo stesso avviene nelle vie aeree attraverso l’aria. La forza motrice che è necessaria per il movimento è il gradiente pressorio: per esempio nella circolazione sistemica (da ventricolo sinistro ad atrio destro) il gradiente di pressione si sviluppa dall’aorta (origine) alla vena cava (termine). Per il caso delle vie aeree la differenza è tra bocca e alveoli polmonari. Altri esempi di trasporto di massa sono il passaggio del bolo alimentare lungo il tubo digerente o il movimento dell’urina degli ureteri.

–    Il trasporto molecolare è un tipo di trasporto in cui il movimento di molecole avviene a livello cellulare. Il movimento del mezzo può essere dunque trascurato, dato che questo è praticamente immobile. Il principio che fa muovere le molecole (vale a dire la forza motrice) è l’agitazione termica o moto browniano, ed è un fattore strettamente dipendente dalla temperatura. Si può parlare di forza motrice di tipo chimico (ATP) o gradienti di concentrazione o gradienti di potenziale elettrico. Il trasporto molecolare è molto poco efficace su distanze macroscopiche ma molto efficace su distanze microscopiche. Un altro esempio di trasporto molecolare è il trasporto dell’urina dal nefrone all’uretra.

 

Lo schema illustra come i due tipi di trasporto collaborano tra loro nell’organismo. L’ossigeno sia per mezzo dell’aria dall’ambiente esterno agli alveoli polmonari sia per mezzo del torrente circolatorio dai polmoni agli organi viene trasportato mediante trasporto di massa. Invece lo scambio di gas che avviene a livello degli alveoli obbedisce al trasporto molecolare.

 

 

Il trasporto molecolare

 

Il trasporto molecolare si divide in: diffusione semplice e diffusione attraverso canali. Entrambi sono passivi e agiscono secondo gradiente, cioè senza dispendio di energia. Vanno distinti da trasporto passivo e attivo.

La diffusione (semplice o facilitata da canali) si distingue dal trasporto passivo perché segue cinetiche diverse. Il trasporto passivo (così come la diffusione) avviene anch’esso secondo gradiente, mentre il trasporto attivo agisce contro gradiente. Con processo di trasporto passivo si intende ogni meccanismo che permette alle molecole di spostarsi attraverso una barriera che separa due compartimenti in modo appunto passivo, cioè guidato solo dalle forze chimiche (differenza di concentrazione) ed eventualmente elettriche (differenza di potenziale trans-membrana).

 

Il gradiente è il rapporto tra la variazione di una grandezza fisica e la distanza; ad esempio il gradiente di concentrazione è ΔC / Δx. Esiste anche il gradiente chimico, elettrico (differenza di potenziale). C’è però una differenza tra gradiente positivo e gradiente negativo.

 

Nel grafico si può osservare che la pendenza della retta tangente al grafico rappresenta il ΔC / Δx, e a seconda dei casi può essere positiva o negativa. E’ positiva se, procedendo da x più piccole a x più grandi, la concentrazione aumenta; si noti il profilo della retta in salita, e dunque il processo si definisce contro gradiente, e al sistema occorre lavoro per far avvenire tale processo. E’ negativa se, procedendo da x più piccole a x più grandi, la concentrazione diminuisce; si noti il profilo della retta in discesa, e dunque il processo si definisce secondo gradiente (con recupero di lavoro). Il caso considerato vale anche se, anziché usare le concentrazioni, uso il potenziale elettrico.

La diffusione semplice può avvenire in un mezzo omogeneo o in un mezzo disomogeneo. Per comprendere le differenze consideriamo questo esempio.

 

Il disegno mostra una cellula avvolta da una membrana plasmatica (formata da un doppio strato lipidico) che separa il liquido intracellulare da quello extracellulare. Supponiamo di considerare una molecola sciolta all’interno della cellula, in particolare nel cito-sol (la parte solubile del citoplasma): finché questa molecola si muove all’interno della cellula sono in presenza di un fenomeno di diffusione in un mezzo omogeneo (il liquido intracellulare). Se considero un’altra molecola che si muove nel liquido extracellulare anche qui sono in presenza di una diffusione in un mezzo omogeneo. Se però questa molecola decide di passare la membrana cellulare la diffusione non avviene più in un mezzo omogeneo perché abbiamo una disomogeneità; infatti la membrana cellulare non ha la stessa composizione del cito-sol e del liquido extracellulare, ma ha composizione differente, essenzialmente lipidica. Allora la diffusione è attraverso la membrana plasmatica.

Diffusione semplice attraverso gli spazi intermolecolari

 

Adesso parleremo più nel dettaglio della diffusione semplice, attraverso gli spazi intermolecolari del mezzo (intracellulare o extracellulare). Un esempio è l’osmosi, il passaggio di acqua attraverso la membrana cellulare.

Nel 1828 Robert Brown descrisse per la prima volta un moto vitale generato da batteri, definito anche moto browniano (che da lui prese il nome) osservando al microscopio il movimento di granelli di polline, particelle microscopiche, sospese in acqua. Vide che le particelle non sono ferme ma sono soggette a un moto incessante, a una sorta di  agitazione. Se si segue la traiettoria delle particelle si vede che la traiettoria è irregolare, vale a dire è costituita da brevi percorsi lineari interrotti da cambi di direzione casuali e bruschi. I granelli di polline si muovono in questo modo perché fungono da rivelatori del moto browniano delle molecole di acqua, il mezzo nel quale sono immerse. In ogni istante di tempo le molecole di acqua, che si muovono in modo casuale, colpiscono la particella di polline. Dato che la particella di polline è piccola, la somma totale delle forze generate dagli urti delle molecole d’acqua in ogni istante di tempo non è zero, quindi su queste particelle agisce una forza che cambia costantemente in modulo e direzione nel tempo, quindi questa particella subisce un moto che varia nel tempo a seconda della forza a cui è soggetta. Ciò è possibile perché le molecole di polline sono molto piccole e quindi è possibile che la somma delle forze generate dai singoli urti non sia zero. Invece per le particelle macroscopiche non viene percepito il moto browniano perché su una superficie molto grande la somma delle forze è sempre uguale a zero. Il moto browniano fu analizzato da Einstein nel 1905 con la meccanica statistica; egli afferma che il moto browniano è apparentemente casuale, ma nella realtà è statisticamente regolare, ed esiste una legge che è in grado di descriverlo, l’equazione di Stokes-Einstein, secondo cui la distanza quadratica media percorsa da una particella cresce proporzionalmente col tempo:

 

Δx2 (distanza quadratica media) = 2Dt

 

dove Δx è la distanza quadratica media, D è il coefficiente di diffusione o diffusività o coefficiente di Stokes-Einstein.

Nel caso in cui la particella considerata è sferica, il coefficiente di diffusione ha la seguente formula:

 

Kb è la costante di Boltzmann, T è la temperatura assoluta, r è il raggio della molecola del soluto ed η è la viscosità del solvente o del mezzo. Nel SI la diffusività si misura in m2/s.

 

 

Equazione di Stokes-Einstein

 

Consideriamo adesso l’equazione di Stokes-Einstein: al tempo 0 la particella si trova nell’origine di un sistema di assi cartesiani (in questo caso supponiamo che diffonde soltanto nel piano, trascurando la terza dimensione per semplicità). La particella si muove in modo casuale in una qualsiasi direzione (difatti la probabilità che si muova in una qualsiasi direzione è la stessa, e questa è la definizione di mezzo omogeneo). Il Δx medio sarà dunque zero, e lo stesso vale per il Δy e per il Δz. Diversamente dal Δx, il Δx2 aumenta col tempo perché le x negative diventano, al quadrato, positive.

Poiché è necessario amplificare le forze che sono microscopiche, si fa ricorso ad una bilancia di torsione con uno specchietto, immersa in un tubo nel quale è stato praticato il vuoto e proiettato un fascio di luce in modo da raccogliere il segnale successivamente. Se nel tubo è presente aria si osserveranno piccole oscillazioni dello specchietto intorno a una posizione di equilibrio, dovute agli urti delle molecole di aria. Se invece il tubo è vuoto (o comunque si pratica una condizione di decompressione molto elevata), le oscillazioni dello specchietto saranno molto più marcate, dato che diminuisce la viscosità del mezzo, in questo caso l’aria.

Per completezza si può aggiungere che con questo strumento è possibile anche misurare la costante di Avogadro.

 

La diffusione è un processo che tende ad annullare un gradiente. Dal punto di vista chimico-fisico la diffusione porta all’equalizzazione delle concentrazioni di una sostanza tra due compartimenti con concentrazioni inizialmente diverse.

L’esempio mostra anche la connessione con la statistica. L’esempio è costituito da sette celle, e nell’istante di tempo iniziale tutte le particelle (o l’ intera popolazione), costituita da 100 elementi, è concentrata nella casella centrale, la 4. Se supponiamo che il mezzo in cui si trovano queste particelle è omogeneo, ogni particella ha la stessa probabilità di muoversi sia a sinistra che a destra rispetto alla casella centrale, e questa probabilità vale 0,1 (10%): in altre parole su 10 particelle solo 1 si muove da un lato (ad esempio a sinistra). Negli istanti di tempo successivi (e qui considerati discreti per semplicità) ad ogni passo c’è la probabilità di 0,1 che ogni particella si muova verso la casella di destra e 0,1 che si muova verso la casella di sinistra. Quindi 10 particelle vanno a sinistra, 10 a destra.

Si noti che al tempo 3 non solo è piena la casella 4 (come lo era al tempo iniziale) ma anche le caselle 3 e 5, ed è necessario considerare anche la probabilità delle particelle presenti in ciascuna delle 3 caselle occupate di muoversi a destra e a sinistra. E’ evidente che il gradiente si va appiattendo. La curva diventa sempre più piatta partendo da una curva ripida. Se si ha un numero elevato di particelle l’andamento è di tipo gaussiano. Se la probabilità di muoversi verso destra non è la stessa di muoversi verso sinistra la curva non è più gaussiana ma asimmetrica.

 

 

 

Adesso vediamo l’effetto del raggio della molecola e della viscosità del mezzo sul coefficiente di diffusione.

 

Si osserva che, se viene considerato lo stesso mezzo di diffusione, il coefficiente di diffusione dell’ossigeno rispetto all’idrogeno è inferiore, però il rapporto che esiste tra i due coefficienti non è lo stesso di quello dei pesi molecolari. Questo perché non è il peso molecolare a dipendere nello stesso rapporto dei coefficienti di diffusione ma i raggi delle due sostanze. Per soluti di elevato peso molecolare si osserva che il coefficiente di diffusione è inversamente proporzionale alla radice cubica del peso molecolare, per quelli più piccoli è inversamente proporzionale alla radice quadrata del peso molecolare.

 

Inoltre, se si considera una stessa sostanza, come l’ossigeno, cambiando il mezzo in cui si diffonde, il coefficiente di diffusione cambia notevolmente, perché l’acqua è più viscosa dell’aria. Ciò è facilmente dimostrabile con l’equazione di Stokes-Einstein.

 

Adesso si vuole calcolare in quanto tempo una molecola di ossigeno diffonde in un centimetro di acqua. Applicando la formula si ricava il tempo a partire da Δx che è 1 cm, e da D che è presente nella tabella sopra riportata. Si ottiene un tempo pari a circa 13 ore: questo mostra che la diffusione è un processo che su lunghe distanze è molto poco efficace. A tale proposito è utile fare l’esempio dell’acquario con i pesci. Essendo lo strato di acqua molto cospicuo nel caso dell’acquario, occorrerebbero ore o giorni affinché l’ossigeno presente nell’aria diffonda nell’acqua così da permettere la sopravvivenza dei pesci. Ecco perché si sono realizzati meccanismi che facilitano la diffusione dell’ossigeno anche in profondità.

 

Consideriamo la diffusione in un mezzo omogeneo: fino a qui lo abbiamo considerato dal punto di vista del tempo, cioè quanto tempo impiega una molecola per passare da un punto all’altro. In medicina non interessa tanto il tempo, ma interessa sapere il flusso di una sostanza attraverso una barriera, come può essere la membrana cellulare data una differenza di concentrazione ai due lati della membrana.

 

Considero un bicchiere riempito di acqua (mezzo omogeneo) e ci immergo un cristallo di un colorante. Ho intenzione di studiare la fase di disequilibrio del sistema, cioè da quando immergo il cristallo di colorante a quando viene raggiunto l’equilibrio. All’inizio tutto il colorante è concentrato in un punto; ma se aspetto un certo tempo vedrò che tramite la diffusione il colorante colorerà anche il mezzo circostante, finché tutta l’acqua sarà colorata in modo omogeneo. Come già detto sopra, la diffusione è un processo che tende a equilibrare un gradiente di concentrazione.

 

 

Legge di Fick

 

Consideriamo una sezione di questo mezzo omogeneo di spessore Δx e che abbia una superficie definita A. Ci interessa sapere in un dato istante di tempo, avendo un determinato gradiente di concentrazione, quanto è il flusso di massa della sostanza, cioè che quantità di sostanza passa attraverso questa sezione definita di superficie A e spessore Δx. Questo flusso di massa viene espressa con la legge di Fick:

 

J = – Ds*A*Δc /Δx  oppure J/A = – Ds*Δc /Δx

dove la velocità di diffusione si misura in moli/s.

 

La legge di Fick può essere anche espressa come flusso per unità di superficie. J dipende, come si nota nella formula, sia dal soluto che dal solvente (il colorante e l’acqua). C’è il segno meno perché il ΔC/ Δx è negativo, infatti per il calcolo di ΔC si va dalla concentrazione del soluto sulla faccia in basso a quella della faccia in alto, ed evidentemente la prima è maggiore della seconda, quindi il gradiente è negativo; essendo però la diffusione un processo che avviene secondo gradiente, si pone il segno meno. Per completezza si può aggiungere che se non ci fosse il segno meno si tratta di un processo che avviene contro gradiente.

La situazione cambia quando il mezzo è eterogeneo e si ha ad esempio un passaggio attraverso i lipidi di membrana. Si può estendere la legge di Fick anche a questa diffusione semplice attraverso i lipidi di membrana e gli spazi intermolecolari dei lipidi di membrana, supponendo però che D sia il coefficiente di diffusione dei lipidi (o meglio degli spazi intermolecolari del lipidi di membrana) e non più dell’acqua; Δx diventa costante e rappresenta lo spessore della membrana plasmatica (4 nm); devo introdurre un’ulteriore costante: il coefficiente di partizione β, che esprime la solubilità relativa di una sostanza nei lipidi di membrana rispetto all’acqua. Si tratta di un coefficiente di solubilità relativo, vale a dire è il risultato di una divisione o rapporto:

 

J/A = – Ds. βs. ΔC/Δx = kp. Δc

dove kp = Ds. βs /Δx

Si ha così la costante di permeabilità, kp, misurabile in m/s.

Questa rappresenta la legge di Fick a partire da un modello di solubilità-diffusione. È un modello biofisico che suppone che la diffusione di una sostanza è determinata sia dalla solubilità che dalla diffusività. Si noti che nell’ultima formula (con la costante di permeabilità) non c’è il meno perché non si tratta più di un gradiente ma solo una differenza di concentrazione, che non ha un segno ma è un valore assoluto.

 

 

Il disegno simula i lipidi di membrana, essendo la composizione dell’olio molto simile a quella dei lipidi di membrana. Supponiamo che la nostra sostanza (puntini verdi) sia inizialmente concentrata all’interno dell’acqua; mischiamo per creare un contatto stretto tra acqua e olio, le quali rimangono sempre due fasi differenti. Quello che vedremo è che all’equilibrio la concentrazione della sostanza nell’olio sarà per esempio 0,1 moli/l, a partire da una concentrazione iniziale di 0 moli/l, e nell’acqua 0,9 moli/l. Dai dati capiamo che si tratta di una sostanza idrofilica perché la sua concentrazione in acqua è superiore di quella in olio. Il β sarà il rapporto tra le 2 concentrazioni, il questo caso olio/acqua, e dunque β è un numero adimensionale. Per una sostanza lipofilica β>1.

Si noti che β come valore può essere definito solo all’equilibrio, cioè quando le concentrazioni della sostanza nei due liquidi (acqua e olio) sono costanti e non cambiano nel tempo (si può anche dire che tante molecole passano da acqua a olio quante passano da olio ad acqua). Se una sostanza è molto lipofilica sarà facilitato il passaggio da acqua a olio, se è molto idrofilica sarà facilitato il passaggio opposto.

La differenza di concentrazione efficace, quella che fa muovere la sostanza attraverso la membrana, non è la concentrazione nel liquido extracellulare o intracellulare, ma devo prendere in considerazione la concentrazione della sostanza nello strato che si affaccia all’esterno e in quello che si affaccia all’interno. Se β=1, cioè le concentrazioni in acqua e olio sono uguali, non si ha flusso di sostanza da una parte all’altra e il mezzo è omogeneo. Se la concentrazione su una faccia è 0,1 e quindi è 10 volte inferiore a quella del liquido extracellulare, la concentrazione sulla faccia intracellulare è un decimo della concentrazione nel liquido intracellulare. Per calcolare questa concentrazione nei lipidi prendo la concentrazione extracellulare moltiplicata per β e quella intracellulare moltiplicata per β, così calcolo la differenza di concentrazione che non è quella efficace o reale (non quella del liquido extracellulare rispetto a quello intracellulare) ma la concentrazione dei lipidi che si affacciano all’esterno – quella dei lipidi che si affacciano all’interno. Questa differenza di concentrazione la si prende in considerazione per scrivere la legge di Fick.

 

In questo esempio C1 indica la concentrazione nel compartimento extracellulare, C2 indica la concentrazione nel compartimento intracellulare, C1I indica la concentrazione nella membrana che si affaccia sul compartimento extracellulare, C2I indica la concentrazione nella membrana che si affaccia sul compartimento intracellulare.

In questo grafico sull’ascissa abbiamo β su una scala logaritmica, e sull’ordinata il corrispettivo coefficiente di permeabilità anch’esso su una scala logaritmica. Se consideriamo una qualsiasi sostanza il rapporto tra il coefficiente di permeabilità e β statisticamente è una retta e sono direttamente proporzionali, perciò quanto più una sostanza è lipofilica tanto più efficiente sarà il passaggio mediante diffusione attraverso la membrana permeabile. Non è però un rapporto 1:1 perfetto, per esempio l’etanolo ha un β più elevato rispetto al metanolo, però il coefficiente di permeabilità del metanolo è maggiore perché entra in gioco il raggio molecolare e in questo caso quello del metanolo è più piccolo. Il raggio molecolare è in questo caso più influente del β nella determinazione della permeabilità di una sostanza; infatti il metanolo diffonde meglio dell’etanolo. La maggior parte degli ormoni sono idrofilici e per trasmettere il loro segnale all’interno della cellula necessitano di un recettore sulla superficie della membrana cellulare, si legano cioè ad un recettore. Gli ormoni steroidei (derivati del colesterolo, come estrogeni, cortisolo) non hanno un recettore di membrana ma un recettore intracellulare, sono in grado di diffondere passivamente data la loro lipofilicità attraverso la membrana.

L’acqua ha un coefficiente di permeabilità molto elevato quindi passa attraverso la membrana cellulare senza bisogno di canali, invece le sostanze come ioni K+ e Na+ hanno coefficienti di permeabilità molto più bassi e quindi la membrana è quasi impermeabile a queste sostanze, quindi sono necessari altri meccanismi di trasporto.

La storia di Roma

1.Le origini di Roma

2.La monarchia. In quale periodo avvenne il passaggio dalla monarchia alla repubblica?

3.La repubblica. Quali furono le principali istituzione del periodo repubblicano e quali problemi pose la grande espansione territoriale di Roma?Le principale guerre civile che porto alla fine della repubblica romana.

4.L’impero. In quale anno diventò Augusto imperatore?

1) Le origini di Roma

La fondazione e datata al 753 a.C. Leggende legate sulla fondazione di Roma parlano do Romolo e Remo: Romolo ucciso il fratello e  diventò il primo re de Roma.

2) La monarchia. In quale periodo avvenne il passaggio dalla monarchia alla repubblica?

A Romolo succede Numa Pompilio,Tullo Ostilio,Anco Marzio,Tarquinio Prisco,Servio Tullio,Tarquinio il Superbo dietro quale se nascono la crisi del passaggio dalla monarchia alla repubblica.

3)La repubblica. Quali furono le principali istituzione del periodo repubblicano e quali problemi pose la grande espansione territoriale di Roma?Le principale guerre civile che porto alla fine della repubblica romana.

 Duro dal 509 a.C. fino al 27 a.C. che fu un radicale cambiamento politico da re al cariche politiche a piu persone che impediva lo strapotere. La popolazione romana era divisa in :patrizi (nobili) e plebei (che erano esclusi dalla partecipazione al governo)e schiavi . Questi dopo rivendicano gradualmente  il loro rollo nella vita politica : prima il tribunale della plebe ,che garantiva loro il diritto al voto,poi diverse cariche –il consolato,la piu alta carica che prima era accessibile solo ai patrizi,la possibilità di matrimonio con i patrizi furono i principale passi per cambiamenti in vita politica. Insieme al consolato(i 2 consolo avevano il comando dell’esercito)la pretura(giustizia),la questura(del bilancio),la censura(del terreno pubblico),l’edilità(ordine pubblica e organizzazione degli spettacoli).Ma il centro della politica era il senato (organo di governo)composto dagli ex-magistrati –plebei e patrizi. Nei primi anni della repubblica era una politica aggressiva che porto a conquistare l’Italia del Sud andando poi versi il Mediterraneo. Le guerre furono numerose e finirono con tante vittorie contro gli Etruschi,Latini,Sanniti e contro Taranto che porto a conquistare l’intera Italia centro-meridionale. Poi le guerre contro Cartagine – le 3 guerre puniche fanno conquistare l’Europa meridionale fino alla Spagna,dell’Africa settentrionale ,dell’Oriente mediterraneo(Macedonia,Grecia,Pergamo,Asia Minore,Siria,Egitto).L’amministrazione delle popolazioni acquistate diventa una problema per i romani interessati alla ricchezza e al potere politico ,lasciando sempre liberta di religione e di cultura ai questi popoli. Per gestire la politica nei territori lontani da Roma venivano inviati generali e governatori ,che a poco a poco acquistarono grandissimo potere ed indipendenza dalla capitale. Questo potere fu la principale causa che decise la crisi della repubblica :i governatori e i generali avevano il controllo dell’esercito militare e contesero poi il potere politico a Roma che porto alla guerre civile che sconvolsero la vita politica che avo come protagonisti i grandi generali .Le guerre civile inizio dal 107 a.C. con opposizione di Mario a Silla fino alla lotta tra Pompeo e Cesare e poi tra Antonio e Ottaviano cioè fino al 27a.C. quando Ottaviano diventa imperatore sotto appellativo di Augusto.

4) L’impero. In quale anno diventò Augusto imperatore?      

L’impero comincio con Augusto nel 27 a.C. ,e nel questo periodo il potere era del imperatore .Le cariche politiche rimasi le stesse ma solo formalmente perché i comizi(assemblee del popolo)vennero convocate sempre di meno e il senato mantenne un certo potere ,ma fu composto da persone di fiducia dell’imperatore. Su questa base continuarono anche i suoi successori della dinastia Giulio-Claudia. L’ultimo imperatore fu Nerone,molto crudele attiro l’oddio della corte fina quando se suicidarsi. Con la fine della dinastia Giulio-Claudia si apri per Roma il problema della successione e tornavano le guerre civile che se risolvo con la dinastia Flavia con proclamazione di Vespasiano. Gli imperatori che succedettero fino alla fino dell’impero si trovarono ad affrontare alcuni problemi politica interna :la nascita e la diffusione del Cristianesimo e per la politica esterna :l’impero grande comincio a subire la minaccia delle  popolazioni barbariche alla frontiere.

Il mondo Greco

1.La civiltà minoico – micenea e da quale popoli e formata?Cosa si intende per Medioevo ellenico?

2.L’età arcaica. Atene e Sparta le forme politica e le differenze tra di loro. La costituzione di Clistere.

3.L’età classica. Motivo della disgregazione della Grecia.

4.L’età ellenistica. Quale potenza conquista la Grecia?Cosa si intende per monarchia teocratica?

5.La civiltà greca

1) La civiltà – micenea e da quale popoli e formata?Cosa si intende per Medioevo ellenico?

Tra tutti i popoli antichi la civiltà greca e quella che raggiunse colmi di splendore sia nella forza politico-economica sia nella cultura. Per lo studio della storia greca piu antica fu i due poemi omerici: Iliade e Odissea che narrano le leggende della guerra di Troia. Questi due poemi che sono dei capolavori dell’umanità portano il archeologo tedesco Schliemann a trova nelle sue scavi le rovine della citta di Troia e poi sui fondamenti di Creta e Micene.

Minoica e il nome dato alla civiltà di Creta che dopo un sviluppo fu invasa da Achei,genti indoeuropee,e andranno poi a costituire il popolo greco. Gli Achei avevano il loro centro principale a Micene deriva il nome della civiltà micenea. Se parla di civiltà minoico-micenea .Gli Achei subirono un influsso della civiltà Creta assimilandone la cultura. Dopo questo periodo di ricchezza fu un periodo de buio il Medioevo ellenico in quale scompare del tutto la civiltà minoico-micenea e poi i diversi popoli che si fermarono in Grecia dando la sistemazione geopolitiche definitiva .

2) L’età arcaica. Atene e Sparta le forme politica e le differenze tra di loro. La costituzione di Clistere.                                               L’età  arcaica e il periodo piu antico della storia greca,va dall’800 al 500 a.C. in relativa pace avvengono 2 processi decisivi per la radenza della Grecia : la formazione della democrazia e la colonizzazione in Oriente e in Occidente. Le due città-stato piu importanti per destino dell’Grecia sonno: Atene e Sparta nemiche tra di loro e diverse modelli di organizzazione dello stato.

Atene che si trova nella regione dell’Attica ,una zona molto vasta e fertile, passa de la monarchia la regime oligarchico(governati dai di pochi cittadini). Poi fu la riforma di Solone ma quello che porto fino in fondo il processo della democrazia fu  il arconte Clistene che diede al popolo il diritto a autogoverno. Divisi la popolazione dell’Attica in tre tribù, per rompere i legami dei nobili dando il potere supremo all’Ecclesia che era o assemblea popolare aperta a tutti cittadini maschi di 20 ani. La piu importante assemblea era la Bule ,composta di 50 cittadini. La costituzione di Clistene era una democrazia diretta a quale tutti i cittadini potevano partecipare tra gli stranieri,gli schiavi e le donne che erano completamente esclusi dalla vita politica.

Sparta diversa di Atene era nata dall’invasione dei dori che formano la classe dominante conservo per multo tempo il governo monarchico,affidato a 2 re poi all’oligarchia. I spartani se dedicassero all’arte della guerra. Il modello spartano era l’educazione al servizio dello stato alla vita militare .La forza della Sparta era basata sulla sua forza,solo sulle armi invece Atene era basata sul arte ,letteratura,scienza. Ma anche Atene fu uno stato militare forte ,quando Grecia fu minacciata di impero persiano Atene si allea con Sparta e riusi la vittoria finale.

3)L’età classica. Motivo della disgregazione della Grecia.

Dopo la guerra persiana, cresce la tensione tra Atene e Sparta per la forza principale della Grecia. Atene visse in questo periodo una grande crescita democratica,economica e comincio a intervenire nella vita politica di altre cita vicine che non piace ai spartani e comincio una guerra di 30 ani dove Atene viene sconfitta e poi obbligata dalla Sparta di consegnare la flotta ,rinunciare ai territori esterni e abbattere i muri. Che resse impossibile la sua ripresa dopo questa sconfitta. Poi fu per Grecia la supremazia di Sparta in quale periodo conosce una grande indebolimento che solo in Atene poteva trovare una potere unita militare,economica e politica .Poi fu il periodo della citta di Tebe che domino Sparta. De tutto questo approfitto una nova potere che conquisto definitivamente la Grecia.

4) L’età ellenistica. Quale potenza conquista la Grecia?Cosa si intende per monarchia teocratica?

La nuova potere che domino la Grecia fu il regno macedone di Filippo. Aspirando alla pace dopo un lungo periodo di guerra i greci accettavano la dominazione macedone, che dopo fu sconfitta da Filippo fu dominata dal figlio Alessandro anche il Grande perché allarga i regno macedone fino alla confine con india e cosi uni l’oriente e l’occidente. Greci provo riconquista della liberta ma senza riuscita ma la sua cultura sopravisse e se difende nell’impero e nelle tute 3 regni ellenistici (Egitto,Siria e Macedonia).

5) La civiltà greca

La civiltà greca e la base della nostra cultura e rimane anche oggi un punto di riferimento,nella politica per la democrazia e liberta dell’individuo ma sopra tutto in vita spirituale e intellettuale. Dalla poesia,poemi omerici,produzione lirica e drammartugia,oratoria ,architettura e alla scienza nacque proprio dal popolo greco.

La Preistoria e i popoli antichi

1.Preistoria e storia. Come se distingue?

2.Paleolitico. Neolitico. L’uomo di Neanderthal

3.L’importanza del Mediterraneo

4.I popoli antichi e la scrittura alfabetica

1)La preistoria e il periodo tempo che precede la storia vera e propria. Questi 2 momenti non sono sempre cosi distingue tra di loro dipendendo dalla disponibilità di fonti scritti. Dove vengono a mancare ci troviamo di fronte a un popolo che ancora non possiede il uso della scrittura,siamo di fronte alla preistoria ma il margine e difficile perché ci sono sempre delle scoperte archeologiche  che possiedono anche resti di scrittura che sono ancora mute per noi,incomprensibile. Per studiare preistoria sono delle scienze come paleontologia un studio piuttosto recente che studia le origine del uomo che e nato nel XIX sec quando la teoria evoluzionistica di Darwin da un senso a questo. L’idea darwiniana e che l’uomo deriva ,come tutti gli animali,da forme de vita precedenti,che formano o catena evolutiva. Questa teoria a messo in crisi l’idea della creazione divina, perciò il studio della preistoria e ancora giovane,e spinge fino alle epoche piu antiche per comprendere il passaggio nella catena evolutiva con aiuto dei resti fossile e degli strumenti .Cosi hanno potuto periodizza le fase della preistoria. La fase piu antica e caratterizzata dallo sviluppo delle scimmie antropomorfe (greco: anthropos –uomo e morphe – forme) ,poi ominidi,della stessa famiglia dell’uomo con la postura eretta che caratterizza l’uomo ma con cranio ancora scimmieschi. Non si conoscono ancora le ragioni che porto al cambiamento della posizione orizzontale(tipica di quasi tutti gli animali) a quella verticale. I primi tentativi di camminare risalgono a 15 milioni di anni fa,quando comincio il camino evolutivo che porto allo sviluppo dell’uomo,che un bipede in grado de costruire utensile.

2)Paleolitico(2,4 milioni di anni fa) – età della pietra antica ,che duro un lungo periodo de tempo e in quale comparirono l’Uomo di Cro-Magnon e l’Uomo di Neanderthal chiamato cosi della località della Germania in cui ne furono trovati i resti. Il fuoco era gia stato utilizzato precedentemente. L’uomo di Neanderthal viveva in Asia e Europa in caverne e aveva fondato la famiglia con ruoli distintisi base sessuali: l’uomo andava a caccia ,mentre la donna avevano cura dei figli. L’origine del culto dei morti .

Mesolitico (10.000 anni fa) un periodo di transizione,vengono sviluppati utensile microlitici usati per la pesca

  Neolitico(800 anni fa) – età della pietra nuova dove iniziarono l’agricoltura e l’allevamento e questo sviluppo  porto alla realizzazione dei utensile tagliente. In questo periodo se creano dei villaggi e nasce la società urbana,una organizzazione piu complessa.

Eneolitico –età del rame e ultima fase della preistoria che passa della lavorazione della a pietra a quella dei metalli. Si formano i aggregati urbani e civiltà fluviali nella prossimità di fiume. Alcuni fanno gli artigiani,cercano i metalli o fanno i mercanti. E adesso che diventa necessario l’uso della scrittura per annotare le questioni economiche e per registrare le proprietà siamo fori della preistoria.

3)L’importanza del mediterraneo  – La porzione di storia che piu ci riguarda e quella dei popoli del bacino del Mediterraneo che vivono nello piccoli isole o territori vasti come Nord Africa anno in comune il mare,che poteva essere una barriera ma anche un collegamento. Il Mediterraneo aveva una clima privilegiata che permetteva di coltivare di tutto,costruire porti per le nave e territorio soleggiato e montuoso permetteva a vivere a sicuro. Il trasporto de merce apre i nuovi orizzonti. Grazie a la sua posizione centrale rispetto al Mediterraneo l’Italia ha attratto sempre i commerci,la cultura e ricchezza della popolazione mediterranee.

4)I popoli antiche  – i primi popoli che si organizzo nella società urbana furono i popoli del Vicino Oriente poi Cina ,del fiume Indo e in America nascono grandi civiltà che utilizzarono la scrittura. La civiltà dei Fenici che nacque nella regione della Palestina fu un grande popolo di navigatori e mercanti furono importanti per 2 motivi: per la politica democratica e inventeranno la scrittura geroglifici o altri pittogrammi. Per quanto riguarda l’Europa e rimasta in dietro e solo in II millennio  in Grecia comincio il progresso europeo.

Il rendiconto finanziario

1 – Introduzione

Il rendiconto finanziario non è espressamente richiesto dalle norme civilistiche sul bilancio d’impresa. Nonostante ciò è necessario per la rappresentazione veritiera e corretta della situazione finanziaria di un’impresa.

Il rendiconto finanziario è definito dunque un documento fondamentale ai fini della completezza informativa di bilancio. Tale prospetto, infatti, da un lato consente di riassumere le informazioni già richieste sinteticamente dalla legge, dall’altro rende disponibili informazioni di natura finanziaria non ottenibili dallo stato patrimoniale e dal conto economico.

Il rendiconto finanziario, in generale, al fine di riassumere l’attività finanziaria dell’impresa deve identificare il concetto di risorse finanziarie (fondi) da accogliere a suo fondamento. I significati di tale termine sono i seguenti:

· capitale circolante netto (o attività nette a breve), ossia l’eccedenza delle attività a breve o correnti sulle passività a breve o correnti;

· liquidità, ossia disponibilità liquide in cassa e presso banche (cassa e conti correnti bancari attivi) più altri depositi di denaro immediatamente prelevabili senza rischio di cambiamento di valore (ad esempio: conti correnti postali).

Il concetto di risorse finanziarie da utilizzare dipende dall’attività dell’impresa (mercantile, industriale, o di servizi) e dal significato delle informazioni ottenibili nelle varie fattispecie.

2 – Rendiconto finanziario delle variazioni del capitale circolante netto

La predisposizione del rendiconto finanziario in termini di variazioni di capitale circolante netto comporta l’evidenziazione delle attività a breve e delle passività a breve.

Con tale classificazione si ottengono delle indicazioni circa il grado di mobilità e di equilibrio finanziario dell’impresa. Più precisamente, si individuano, da un punto di vista tecnico, la diversa funzionalità dei componenti del patrimonio aziendale al processo produttivo e, dal punto di vista finanziario, la diversa attitudine a trasformarsi in forma liquida.

Le attività vanno, pertanto, distinte in due grandi categorie:

· attività a breve (o correnti);

· attività immobilizzate.

Le passività vanno anch’esse distinte in due grandi categorie:

· passività a breve;

· passività a medio e lungo termine.

Per quanto concerne i criteri da utilizzarsi per attuare tale classificazione, bisogna effettuare la classificazione sulla base della seguente convenzione:

1. assumere, come regola generale, la durata del periodo amministrativo annuale come criterio per la classificazione dei conti, cioè per la separazione delle voci tra attività e passività a breve e attività immobilizzate e passività a medio e lungo termine;

2. considerare le rimanenze di magazzino come attività a breve. I risultati che ne conseguono sono esposti di seguito.

3 – Rendiconto finanziario in termini di liquidità

Il rendiconto finanziario in termini di liquidità può essere predisposto secondo le seguenti due impostazioni:

· il rendiconto finanziario delle variazioni di liquidità, che può essere definito tradizionale, evidenzia l’esposizione delle variazioni nella situazione patrimoniale e finanziaria in termini di liquidità;

· il rendiconto finanziario che espone i flussi di liquidità, che rappresenta l’evoluzione tecnica della prima, invece, pur utilizzando le variazioni nella situazione patrimoniale e finanziaria come strumento di redazione, evidenzia i flussi di liquidità derivanti da tali variazioni.

4 – Rendiconto finanziario dei flussi di liquidità

Il rendiconto di flussi di liquidità classifica i flussi che determinano le variazioni delle disponibilità liquide in relazione alla tipologia o alla natura dell’operazione che li ha generati, ossia tra:

· le operazioni della gestione reddituale;

· le operazioni di investimento;

· le operazioni di finanziamento.

 

5 – Le operazioni della gestione reddituale

Le operazioni della gestione reddituale sono costituite dalle principali attività che generano i ricavi e le altre attività che non siano né di investimento né di finanziamento. Esse riguardano la principale attività gestionale e, pertanto, sono costituite generalmente dalle operazioni relative alla produzione e distribuzione di beni e alla fornitura di servizi.

I flussi generati dalle operazioni di gestione reddituale sono:

· incassi derivanti dalla vendita di prodotti o alla prestazione di servizi;

· provvigioni, rimborsi assicurativi;

· pagamenti per l’acquisto di materia prima, semilavorati, merci e altri fattori produttivi;

· pagamenti ai dipendenti;

· pagamenti e rimborsi di imposte ;

· altri flussi positivi o negativi derivanti da operazioni diverse da quelle di investimento o finanziamento.

I flussi di liquidità generati dalle operazioni della gestione reddituale si determinano con il metodo indiretto, cioè rettificando il risultato dell’esercizio per tenere conto degli effetti delle operazioni che hanno determinato differimenti nelle variazioni di liquidità (ad esempio: aumenti di crediti, di debiti, del magazzino, ecc.). nonché di quelle operazioni i cui effetti devono essere compresi di nuovo tra i flussi connessi ad operazioni d’investimento o finanziamento (ad esempio: plusvalenze o minusvalenze su cespiti ceduti).

6 – Le operazioni di investimento

Le operazioni di investimento sono costituite dalle attività di acquisizione e di vendita di immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie.

I flussi relativi alle predette operazioni sono:

· erogazione di prestiti o rimborso degli stessi;

· acquisti o vendite di fabbricati, impianti, attrezzature o altre immobilizzazioni materiali;

· acquisti o vendite di beni immateriali, quali brevetti;

· acquisti o cessioni di partecipazioni in imprese controllate e collegate;

· acquisti o cessioni di altre partecipazioni e altri titoli, inclusi quelli di Stato e le obbligazioni

 

7 – Le operazioni di finanziamento

Le operazioni di finanziamento sono rappresentate dalle attività da cui derivano variazioni nell’entità e nella composizione del patrimonio netto e nell’indebitamento a medio-lungo termine dell’impresa.

I flussi relativi alle operazioni di finanziamento sono:

· emissione di azioni o di quote rappresentative del capitale di rischio, pagamento dei dividendi o rimborso del capitale (anche sotto forma di acquisto di azioni proprie);

· emissione o rimborso di prestiti obbligazionari, accensione o restituzione di mutui;

· incremento o decremento di altri debiti, anche a breve o medio termine, aventi natura finanziaria.

Gli interessi ed i dividendi pagati, data la natura delle operazioni da cui scaturiscono, possono essere considerati flussi derivanti da operazioni di finanziamento e gli interessi e i dividendi ricevuti possono essere considerati flussi derivanti da operazioni di investimento. Alternativamente, tutti questi flussi possono essere considerati flussi derivanti dalla gestione reddituale, in quanto rientrano nella determinazione del reddito di esercizio. In ogni caso ciascuno di tali flussi deve essere esposto separatamente nell’ambito della categoria scelta e tale classificazione deve essere mantenuta costante nel tempo. In altri termini non può essere esposto un unico ammontare per dividendi e interessi.

8 – Rendiconto finanziario delle variazioni di liquidità

Il rendiconto finanziario che espone variazioni nella situazione patrimoniale-finanziaria in termini di liquidità e suddiviso di due parti:

· la prima, che espone le variazioni subite durante l’esercizio dalla situazione patrimoniale-finanziaria connesse con movimenti nella liquidità come precedentemente identificata;

· la seconda, che mostra tutte quelle altre variazioni che non sono connesse a movimenti finanziari, esclusi i trasferimenti tra conti del patrimonio netto che sono esposti nel relativo prospetto.

Le fonti e gli impieghi di liquidità possono essere così riassunti:

FONTI:

· Flusso di liquidità generato dalla gestione reddituale

· Ricavato della vendita di immobilizzazioni (finanziarie, materiali, immateriali)

· Assunzione di finanziamenti passivi e incasso di finanziamenti attivi

· Aumenti di capitale

IMPIEGHI:

· Flusso di liquidità assorbito dalla gestione reddituale

· Acquisizione di immobilizzazioni (finanziarie, materiali ed immateriali)

· Rimborso di finanziamenti passivi e concessioni di finanziamenti attivi

· Diminuzione di capitale

· Pagamento di dividendi

Il flusso di liquidità generato dalla gestione reddituale viene determinato aggiungendo all’utile netto (perdita) dell’esercizio tutte le voci che nell’esercizio non hanno originato liquidità. Ad esempio, si aggiunge all’utile netto l’ammortamento dell’esercizio, l’aumento dei debiti verso fornitori, l’aumento dei ratei passivi, la diminuzione dei crediti e del magazzino ecc. e si sottrae l’aumento dei crediti, delle giacenze di magazzino, ecc. Tali aumenti e diminuzioni rappresentano gli scostamenti rispetto ai saldi dell’esercizio precedente.

Gli enti locali

LO STATO AUTONOMISTICO: LE REGIONI E GLI ENTI LOCALI

Le Regioni sono nate nel 1970 ed è uno degli enti locali attraverso il quale lo stato amministra all’interno del territorio italiano. Sono organi della Regione:
Il Consiglio regionale (ha il potere legislativo, come il parlamento a livello nazionale): è l’organo deliberativo principale della Regione ed esercita la potestà legislativa della Regione e le altre funzioni attribuitegli dalla Costituzione e dalle leggi. I Consigli regionali sono composti da consiglieri, nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio regionale e a una delle Camere del Parlamento o al Parlamento europeo. Il sistema di elezione dei consiglieri saranno disciplinati con legge della Regione, resta in vigore il sistema elettorale stabilito dalla legge dello Stato n. 43/1995 che prevede un sistema elettorale proporzionale, con premio di maggioranza, per assicurare la stabilità politica. La durata è stabilita dalla legge in cinque anni. È possibile lo scioglimento anticipato del Consiglio nel caso di atti contrari alla Costituzione o di gravi violazioni di legge. Lo scioglimento è disposto con decreto motivato dal Presidente della Repubblica adottato previo parere di una Commissione bicamerale per le questioni regionali. Un’ipotesi di scioglimento automatico del Consiglio regionale è la mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta. La regione dello scioglimento automatico è duplice: scoraggiare le crisi politiche e si vuole che sia il corpo elettorale stesso a risolverle, eleggendo un nuovo Consiglio regionale. I consiglieri regionali non godono della inviolabilità prevista dal secondo e terzo comma dell’art. 68. Il Consiglio elegge il Presidente del Consiglio regionale ed è organizzato tramite commissioni e gruppi consiliari. Lo Statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, un organo cui non spetta deliberare ma di notevole importanza come luogo di concertazione delle politiche regionali nei confronti dei Comuni e delle Province e nella determinazione delle loro funzioni amministrative.
La Giunta regionale: è la struttura che permette al presidente di esercitare il potere esecutivo. È, infatti l’organo esecutivo della Regione. I componenti sono nominati e revocati dal Presidente della Giunta regionale. Ad essa spetta la direzione politica della Regione, tramite i disegni di legge, e lo svolgimento della attività amministrativa della Regione, tramite la direzione degli uffici e degli enti. I componenti si denominano assessori, i quali dirigono gli assessorati, gli uffici amministrativi che operano nei diversi campi di azione regionale. Essi non rappresentano l’Ente, non essendo organi esterni, quindi esistono decreti solo del Presidente della Giunta regionale.
Il Presidente della giunta regionale: è il vertice della Regione, eletto dai cittadini della Regione a suffragio universale e diretto. La previsione dell’elezione diretta esprime un ordinamento a favore dell’investitura democratica immediata del vertice del potere esecutivo, che può essere derogato poiché l’art 122 fa salve le possibili soluzioni sulla forma di governo. Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile, promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato conformandosi alle istruzioni del Governo. Si può fare una distinzione tra: funzioni politiche (quale Presidente della Giunta ed espressione della maggioranza nel Consiglio regionale) e funzioni istituzionali (quale Presidente della Regione promulga le leggi e i regolamenti regionali e rappresenta la Regione).
Le Regioni dispongono di poteri legislativi. Le leggi regionali sono deliberate dal Consiglio regionale, promulgate dal Presidente della Regione e pubblicate sul Bollettino Ufficiale. La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni, essa deve rispettare, quali limiti generali comuni, la Costituzione e i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Le Regioni sono obbligate a non violare gli accordi internazionali e gli atti dell’Unione Europea, ed anche ad agire positivamente, legiferando per la loro attuazione ed esecuzione. Inoltre, esistono limiti generali della legislazione regionale che non può: mettere in pericolo l’unità e l’indivisibilità della Repubblica (divieto di istituire dazi e di adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione della persone e delle cose e di limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale); superare il limite del proprio territorio; violare le norme del proprio Statuto; violare alcuni principi costituzionali generali dell’attività dei pubblici poteri. Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive. Chi dispone del potere legislativo può adottare regolamenti, nel rispetto dei generali principi di legalità e di riserva di legge. Allo Stato spetta la potestà regolamentare nelle materie di legislazione esclusiva, in ogni altra materia il potere regolamentare spetta alla Regione. Anche i Comuni, le Province e le Città metropolitane dispongono di potere regolamentare. Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni. Solo quando sia necessario l’esercizio unitario di tali funzioni su scala maggiore esse possono essere conferite a Province, Città metropolitane e Stato.

UNITA’ 23 L’ORDINAMENTO DEGLI ENTI LOCALI

I comuni
Il comune è la forma più antica di autogoverno delle popolazioni e costituisce la base del sistema delle autonomie. È l’organizzazione pubblica più vicina ai cittadini. L’art. 117 attribuisce alla legge statale la competenza a dettare le norme sulle elezioni, gli organi di governo e le funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane. Nella l. n. 131/2003 viene detto che il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi volti a individuare tali funzioni fondamentali e a provvedere alla revisione delle disposizioni in materia di Enti locali. Vale il principio autonomistico proclamato in generale dall’art. 5 Cost e la definizione del secondo comma dell’ art. 114 dove si legge che i Comuni, le Province, le città metropolitane sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo principi fissati dalla Costituzione (La Costituzione disegna in generale i caratteri dell’autonomia, la loro specificazione – attuazione spetta alle leggi statali, il regime di autonomia degli Enti locali è materia di interesse nazionale, la legislazione statale deve riguardare i principi e non i dettagli, la legge regionale ha in materia di organizzazione una competenza limitata, la legge regionale è abilitata a disciplinare il modo di esercizio delle funzioni degli Enti locali).
Gli organi del Comune sono:
Il Consiglio comunale: è composto dai consiglieri eletti dai cittadini residenti nel territorio comunale e durano in carica cinque anni. Il Consiglio è l’organo di indirizzo e di controllo politico – amministrativo, cui spettano le delibere di maggiore importanza. Il Consiglio è presieduto da un Presidente del Consiglio comunale eletto tra i consiglieri, nei Comuni con meno di 15000 abitanti è presieduto dal Sindaco;
Il Sindaco: è il capo dell’organizzazione comunale e rappresentante legale del Comune. Convoca e presiede il Consiglio e la Giunta, sovrintende al funzionamento degli uffici, è responsabile dell’esecuzione delle delibere, esercita tutte le altre funzioni attribuitegli dalla legge e dallo Statuto comunale. Dopo l’introduzione dell’elezione diretta, il Sindaco è divenuto l’immagine politica e svolge un ruolo di grande rilievo, nella vita politica locale e come rappresentante nelle altre sedi istituzionali, regionali e statali. Il Sindaco, in vari casi previsti dalle legge, opera come organo del Governo centrale. È ufficiale del Governo in quanto è posto alle dipendenze giuridiche del Prefetto, che rappresenta localmente l’
La Giunta: è l’organo esecutivo del Comune. È presieduta dal Sindaco ed è composta dagli Assessori, scelti dal Sindaco tra persone estranee al Consiglio comunale, in modo da costituire una squadra omogenea. Ha il compito di preparare le delibere del Consiglio comunale e di portarle a esecuzione. Le spettano tutte le deliberazioni che non sono riservate al Consiglio o al Sindaco. Le competenze degli Assessori sono determinate all’atto della loro elezione nel documento programmatico votato dal Consiglio. Gli Assessori sono a capo degli uffici comunali che trattano le materie su cui l’Assessore è competente. L’insieme di tali uffici si denomina Assessorato. Il capo degli uffici burocratici è il Segretario comunale. Oggi dipende da un’apposita agenzia, alla cui gestione partecipano anche i rappresentanti delle associazioni degli Enti locali, e viene nominato dal Sindaco che lo sceglie in un albo nazionale. Il Segretario dura in carica quanto dura il Sindaco e può essere da questo revocato. Al segretario può essere affiancato un direttore generale quando il Sindaco ritenga opportuno farsi affiancare, per l’esecuzione del suo programma, da un esperto di organizzazione che punti sull’efficienza della macchina comunale.
I Consigli circoscrizionali.
Il modo di elezione degli organi comunali e provinciali è previsto dalla l. n. 81/1993, con l’intento di ridurre il peso dei partiti politici e assicurare un governo stabile ed efficiente nella vita delle città. Sono stati introdotti tre principi : l’elezione diretta del sindaco; la nomina e la revoca dei membri della Giunta da parte del Sindaco; un premio di maggioranza nel Consiglio comunale. Nei Comuni con meno di 15000 abitanti è eletto Sindaco il candidato che ha ottenuto la maggioranza relativa, cioè il maggior numero di voti. Alla lista collegata al Sindaco eletto è attribuito un premio di maggioranza, indipendentemente dai voti ottenuti essa ottiene i 2/3 dei posti in Consiglio. Nei Comuni con più di 15000 abitanti viene eletto Sindaco chi ottiene la maggioranza assoluta, cioè il 50% più uno dei voti, se non avviene si ricorre al secondo turno elettorale con il ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto più voti nel primo turno. L’elezione del Consiglio comunale è collegata all’elezione del Sindaco. È prevista la possibilità che gli elettori scindano il proprio voto, dandolo ad un candidato Sindaco e a una lista diversa da quella o quelle che lo appoggiano. Gli organi comunali elettivi durano in carica cinque anni. è prevista la possibilità che la durata del loro mandato venga abbreviata nel caso di approvazione da parte del Consiglio di una mozione di sfiducia al Sindaco. Se la mozione viene approvata il Sindaco e la Giunta vengono licenziati e il Consiglio automaticamente sciolto. Esistono casi di controllo sugli organi in conseguenza dei quali può essere disposto il loro scioglimento: atti contrari alla Costituzione o violazioni della legge, gravi motivi di ordine pubblico, impossibilità di assicurare il regolare funzionamento degli organi e dei servizi, mancata approvazione del bilancio.
Il Comune è un ente a fini generali, che svolge tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione del territorio comunale non solo nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità, dell’assetto e utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico.

La provincia
La Provincia è un ente locale la cui circoscrizione comprende vari Comuni, ma non è un ente superiore ai Comuni. Al momento dell’unificazione del Regno d’Italia, la Provincia era l’ambito di competenza del Prefetto, cioè la longa manus del Governo. Si trattava di un’articolazione decentrata dell’amministrazione dello Stato prevista per vigilare sulla vita locale. Oggi, la Provincia, è un ente di governo locale, posto a metà tra i Comuni e le Regioni, è chiamata a svolgere i servizi che si denominano di area vasta, mentre le funzioni amministrative personali o di area piccola spettano ai Comuni.
L’organizzazione della Provincia si basa su tre organi, il Consiglio, la Giunta e il Presidente della Provincia. Il sistema di elezione è il medesimo del sistema delle elezioni che avviene nei Comuni maggiori. L’elezione dei consiglieri provinciali avviene in collegi uninominali e quindi non esistono vere e proprie liste di candidati e non sono ammessi i voti di preferenza. Il Presidente non è ufficiale del Governo, quest’ultimo è rappresentato dal Prefetto. Le funzioni della Provincia riguardano la cura degli interessi di dimensione provinciale e di vaste zone intercomunali, in: difesa del suolo, prevenzione di calamità e ambiente; risorse idriche ed energetiche; beni culturali; trasporti e strade; flora, fauna, parchi e riserve naturali, caccia e pesca; smaltimento dei rifiuti; sanità e igiene pubblica; attività collaterali all’istruzione media superiore e formazione professionale; raccolta ed elaborazione dati. La Provincia svolge funzioni di programmazione delle attività intercomunali e partecipa alla programmazione regionale.

Gli atti amministrativi

Per atti amministrativi si intendono gli atti giuridici, compiuti dalla Pubblica Amministrazione, nello svolgimento delle sue funzioni amministrative.
Provvedimenti amministrativi: sono i più importanti tra gli atti. Essi sono gli atti amministrativi attraverso i quali l’amministrazione mette in opera la sua supremazia e consistono nella modifica d’autorità delle loro situazioni giuridiche soggettive. I provvedimenti hanno le caratteristiche di: unilateralità (non è, cioè, necessario il consenso del destinatario); esecutorietà (cioè il potere dell’amministrazione di eseguire d’autorità i suoi provvedimenti, nel caso di inottemperanza spontanea. A differenza del diritto privato, dove per far valere l’atto è necessaria una sentenza del giudice a favore, la P. A. può imporre l’esecuzione del provvedimento); inoppugnabilità (è impugnabile solo entro 60 o 120 giorni dalla sua emanazione, e se il provvedimento risulta illegittimo si ricorre al Tar). Concludendo, i Provvedimenti sono atti unilaterali che producono effetti nei confronti dei destinatari senza bisogno del loro consenso. In questi atti si esprime la capacità di diritto pubblico della P. A. (esempi: multa, licenza, esproprio, concessione…).
Atti di diritto privato: sono atti che la P. A. adotta previo accordo volontario con l’interessato, in questi atti si esprime la capacità di diritto privato della P. A. (esempi: contratti pubblici, affidamento di un servizio). Sono contratti con i privati che la P. A. utilizza quando ha la necessità di acquisire beni e servizi e per far eseguire lavori. La stipulazione del contratto è preceduta una fase disciplinata dal diritto amministrativo: la decisione di stipulare il contratto deve essere presa dagli organi competenti secondo le regole proprie dell’ente contraente; e la scelta del contraente che avviene tramite asta pubblica (un invito a tutti, l’ente pubblico vende il bene al miglio offerente), la licitazione privata (invito a pochi), l’appalto – concorso (nel caso in cui ci sia già il progetto si tratta di appalto, se da parte delle aziende che “concorrono ” ci deve essere anche il progetto si parla di concorso. Questo viene fatto anche per le assunzioni) o trattativa privata.
Altri atti amministrativi: sono tutti gli atti amministrativi che non sono né provvedimenti né atti di diritto privato (esempi: certificati rilasciati dai diversi uffici, attestati…). Sono quegli atti che non modificano la realtà (esempio il certificato di nascita non porta a modificare qualche cosa).

La funzione amministrativa centrale dello Stato

L’ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA CENTRALE

La funzione amministrativa è svolta da un insieme di uffici che si denominano Pubblica Amministrazione. Oltre all’amministrazione statale esistono tante amministrazioni regionali, provinciali e comunali che esercitano le funzioni amministrative rientranti nella loro competenza. Si parla di amministrazione diretta in quanto svolta direttamente dagli enti titolari delle funzioni amministrative, attraverso proprio uffici amministrativi. L’amministrazione statale può essere strutturata a più livelli territoriali. Si parla di amministrazione centrale quando è svolta da uffici eventi sede nella capitale e dotati di competenza sull’intero territorio nazionale. Si parla di amministrazione statale periferica quando l’amministrazione statale è strutturata in più uffici che hanno sede locale e competenze territorialmente delimitate. Accanto agli enti territoriali esistono enti creati per l’esercizio di loro funzioni. Si parla di amministrazione indiretta e per enti strumentali, un modo particolare di organizzare l’esercizio delle proprie funzioni amministrative da parte dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni. L’amministrazione per enti strumentali è un tipo di organizzazione amministrativa specializzata per funzioni. Gli enti strumentali hanno una proprio distinta personalità giuridica e un’autonomia gestionale più o meno accentuata dall’ente di origine. Un posto a parte spetta agli enti pubblici economici, istituiti per svolgere attività imprenditoriale, cioè di produzione di beni e servizi. Questi enti sono pubblici in quanto svolgono attività di interesse pubblico nel settore economico; essi agiscono attraverso atti di diritto privato. Questi enti non possono fallire perché sono istituiti per legge. Eventuali debiti o perdite sono ripianati con denaro pubblico. In passato erano enti pubblici economici: ENEL, INA, le banche pubbliche e le Ferrovie dello Stato. Enti pubblici di massima importanza sono stati gli enti di gestione delle partecipazioni statali, permettevano una presenza indiretta dello Stato nell’economia, in quanto gestivano i pacchetti azionari che lo Stato aveva acquisito nel capitale; tra questi: IRI, ENI, EGAM, EAGAT, ENIC. Attraverso le partecipazioni, lo Stato si è trovato a operare in settori diversissimi. Tutto questo ha subito una grande trasformazione negli ultimi dieci anni. Di fronte ad una presenza dello Stato eccessiva e per reperire risorse ai fini di risanamento del disavanzo dei conti pubblici è stata avviata una manovra di privatizzazioni: l’acquisizione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze del capitale degli enti pubblici economici, nella sua suddivisione in quote azionarie da offrire sul mercato ai possibili investitori. In alcuni casi l’intero capitale delle società privatizzate è stato ceduto (Telecom, INA), in altri casi la privatizzazione non si è ancora completata e lo Stato continua a detenere parte del capitale delle società (ENEL, ENI), in altri casi ancora la privatizzazione si è fermata alla prima fase e lo Stato detiene l’intero pacchetto azionario (FS, PT, RAI).

I ministeri sono organizzazioni di uffici, personale e mezzi, finalizzati alla gestione di settori omogenei dell’attività amministrativa dello Stato, con al vertice il Ministro, non hanno personalità giuridica distinta da quella statale. I ministeri hanno competenze settoriali definite dalla legge, è possibile, comunque, ricondurre le loro attività a cinque campi di intervento: l’ordine interno e internazionale, la gestione economico – finanziaria dello Stato, lo sviluppo economico e produttivo, l’assetto del territorio e i servizi sociali.

La Costituzione prevede il Consiglio di Stato, al quale assegna la funzione di consulenza giuridico – amministrativa nei confronti del Governo. Il Consigli di Stato è organo generale di consulenza del Governo, per gli aspetti giuridici e di buona amministrazione, art. 100, 1° comma, Cost. “organo di tutela della giustizia nell’amministrazione”, il Consiglio di Stato è, quindi, il giudice d’appello (rispetto ai TAR) nel sistema della giustizia amministrativa. È organizzato in sei Sezioni, tre esercitano le funzioni consultive e le altre le funzioni giurisdizionali. Le competenze delle tre Sezioni consultive sono stabilite per materie e un’apposita Sezione è stata istituita per l’esame degli schemi di regolamenti del Governo. Il Consiglio di Stato formula pareri facoltativi quando sia richiesto dal Governo, da singoli Ministri e dalle Regioni, il alcuni casi è la legge a imporre il parere del Consiglio di Stato, pareri obbligatori. È possibile che il Governo non segua il parere, purché esponga i motivi che lo inducono a discostarsi. Poiché è chiamato vincolante un parere al quale non si può evitare di obbedire, si dice che i pareri del Consiglio di Stato, anche quando sono obbligatori, non sono vincolati.

Gli atti della P.A. possono essere attaccati dagli interessi davanti a un giudice, la Costituzione si è preoccupata di organizzare un controllo interno all’amministrazione stessa che mira a garantire il rispetto del principio di legalità. L’organo cui è attribuito questo controllo è la Corte dei conti, organizzata per sezioni centrali e sezioni regionali. Ad essa sono attribuiti:

* il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo: il controllo è preventivo in quanto si svolge sugli atti prima che questi divengano efficaci. Se l’atto supera positivamente il controllo viene apposto un visto, che viene annotato in un apposito registro (registrazione della Corte dei conti). Ove sia stata dichiarata l’illegittimità l’atto non potrebbe diventare efficace. Il Governo può ordinare alla Corte dei conti la “registrazione con riserva”, la Corte dei conti si riserve di inviare al Parlamento la notizia di queste registrazioni imposte.

* il controllo successivo sulla gestione del bilancio dello Stato: la Corte dei conti è chiamata a confrontare i rendiconti consuntivi delle amministrazioni statali con il bilancio preventivo, al fine di accertare la regolarità della gestione delle risorse pubbliche. Si tratta di un controllo successivo, svolto dopo che gli atti sono già stati portati a esecuzione. Nel 1994 si è introdotto il controllo di gestione, la Corte dei conti è chiamata a verificare la legittimità e la regolarità delle gestioni, nonché il funzionamento dei controlli interni alle amministrazioni.

* la partecipazione al controllo sulla gestione finanziaria degli enti ai quali lo Stato contribuisce in via ordinaria: la Corte dei conti è chiamata a controllare la legittimità degli atti e la regolarità della gestione degli enti pubblici, che si avvalgono di contributi pubblici.

I principi della pubblica amministrazione

Premessa
Nella P.A. ci si entra per concorso pubblico. La lottizzazione è un fenomeno negativo della P.A., fare in modo che chi entra non sia per merito ma per appartenenza ad un partito politico che c’è in quel momento; si arriva, quindi, ad una degenerazione della Pubblica Amministrazione. La burocrazia è una anomalia, il potere di coloro che operano negli uffici sono i funzionari che impongono le scelte ai politici (il potere di qualcuno che non dovrebbe averlo).
La Pubblica Amministrazione è un struttura operativa che permette all’organo esecutivo di dare esecuzione alle decisioni politiche prese all’interno dello Stato, un insieme di persone che non decidono niente, è una struttura piramidale: al vertice troviamo l’ambito politico, ovvero i ministri, coloro che rispondono al Parlamento e all’elettorato indirettamente; in secondo luogo troviamo i funzionari, cioè coloro che sono nominati dal politico e che collaborano a stretto contatto con i politici, essi sono nominati a svolgere funzioni legate strettamente all’ambito politico, danno esecuzione a funzioni speciali; infine troviamo i dipendenti pubblici, coloro che entrano per concorso pubblico.

La funzione amministrativa è la gestione concreta degli affari che rientrano negli interessi comuni dei suoi componenti. I compiti amministrativi dello Stato possono essere classificati a seconda che riguardino:
1. la garanzia dell’ordinata vita statale: i compiti di garanzia corrispondono alla difesa della sicurezza pubblica e della sicurezza delle persone e dei loro beni, nei confronti sia delle minacce interne che di quelle esterne;
2. il benessere della collettività: i compiti di benessere corrispondono all’idea che lo Stato deve preoccuparsi di migliorare le condizioni della vita sociale, compiti che si sono sviluppati soprattutto con lo Stato sociale. L’amministrazione pubblica deve fornire prestazioni alla collettività e i singoli vantano pretese che l’amministrazione è tenuta a soddisfare.
Le diverse attività dell’amministrazione pubblica hanno in comune l’interesse pubblico. La Pubblica Amministrazione si occupa di quelle attività che richiedono l’intervento dello Stato. Anche la legislazione e la giurisdizione mirano a soddisfare interessi pubblici. Vi sono delle differenze strutturali: la legislazione mira all’uniformità dei comportamenti umani per mezzo di norme giuridiche; la giurisdizione mira alla risoluzione delle liti attraverso l’intervento specifico di un terzo neutrale; l’amministrazione cura in concreto dei bisogni sociali. La giurisdizione e l’amministrazione si differenziano tra loro perché la prima è una funzione disinteressata e non agisce mai di sua iniziativa, mentre la seconda è interessata al raggiungimento di particolari risultati e deve agire di sua iniziativa tutte le volte che l’interesse pubblico lo richiede.
Poiché la Pubblica Amministrazione condiziona la nostra vita, la Costituzione si è preoccupata di dettare principi per garantire che essa funzioni bene e rispetti i diritti dei cittadini (gli amministrati). Il principio più importante è quello di legalità: nessun atto del potere esecutivo è valido se non si fonda su una legge e non rispetta i limiti che la legge stabilisce, per indirizzarne l’azione e proteggere i diritti dei cittadini. La legalità nella Pubblica Amministrazione ha due significati: strutturale (i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge) e funzionale (gli atti dell’amministrazione devono essere conformi alla legge). Un secondo principio è quello dell’imparzialità della Pubblica Amministrazione, ciò significa che tutti i cittadini devono essere trattati nello stesso modo senza discriminazioni o favoritismi. Infine, il principio del buon andamento, i pubblici uffici devono essere organizzati in modo che sia garantito il buon andamento della funzione amministrativa. Il buon andamento richiede che la Pubblica Amministrazione sia organizzata in modo esclusivamente tecnico, invece, essa è subordinata ad organi politici, si verificano, quindi, difficoltà e si parla di confusione tra politica e amministrazione.